Gli errori nei selftape
Lo dico subito, così ci togliamo il pensiero: quasi nessun self tape è perfetto.
E per fortuna. Perché nessuno cerca la perfezione. La perfezione è stancante, è omologata, è banale. Questo almeno è il mio punto di vista. Io penso che nella vita non esista la perfezione e quindi perché cercare di replicarla in un selftape?
Dopo averne visti davvero tanti — ogni giorno, spesso a qualsiasi ora — ci sono alcuni errori che tornano con una puntualità quasi commovente. La buona notizia è che sono quasi tutti facilmente evitabili. E no, non hanno a che fare con il talento… (quello è un discorso a parte).
Uno degli errori più frequenti è pensare che il self tape debba essere impressionante. Musica drammatica, montaggi particolari, primi piani troppo stretti, pause cariche di pathos. Il self tape non deve stupire, deve raccontare. Chi guarda vuole capire chi sei, non assistere a un esperimento cinematografico. Semplice, pulito e vero funziona quasi sempre meglio.
Un altro errore riguarda le ambientazioni. Letti sfatti, cucine disordinate, finestre con luce sparata, lampade che creano ombre poco piacevoli. Non serve uno studio professionale, ma uno sfondo neutro sì. Se chi guarda si distrae per quello che c’è dietro di te invece di ascoltarti, qualcosa non funziona. Ritagliati un angolo di casa che userai sempre per fare self tape. Basta uno spazio stretto, forse proprio un “angolino”. Se decidi di usare sempre lo stesso punto saprai sempre dove posizionare il telefono e le luci e così non dovrai fare tanti tentativi ogni volta.
Spesso poi viene sottovalutato l’audio. Self tape anche molto belli perdono valore se il volume è basso, le parole non si capiscono o c’è eco. Se non si comprende chiaramente quello che dici, nessuna interpretazione può emergere davvero. Meglio rifare il video una volta in più che inviarne uno poco comprensibile.
Un errore importante è non rispettare le indicazioni. Durata, inquadratura, ordine dei testi, lingua, accento, look richiesto, dimensione e nome dei file.
Le indicazioni fanno parte del provino e ignorarle significa comunicare, anche involontariamente, poca attenzione o poca cura. Non è un buon biglietto da visita.
Infine, un errore molto comune è rifare il self tape troppe volte. Dieci versioni, venti, e alla fine nessuna convince più. Arriva sempre un momento in cui bisogna lasciarlo andare. Per questo dico spesso: “fai un provino e dimenticatene”. Il provino migliore non è quello rifatto all’infinito, ma quello onesto.
Un buon self tape non è quello perfetto. È quello chiaro, semplice, rispettoso delle indicazioni e soprattutto vero. Il self tape è una porta, non la casa intera. Serve ad aprire una possibilità, non a dimostrare tutto.
E quando funziona, lo si capisce subito. Forse lo capisci subito anche tu, ma spesso non vuoi ascoltare quella vocina che invece ti spingerebbe a farne ancora una versione, ancora una versione, ancora una versione…
Spesso funziona proprio quando smetti di cercare la perfezione.
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